IL MINISTRO, LA CAI E I PROBLEMI INSOLUTI DELLA CATEGORIA

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IL MINISTRO, LA CAI E I PROBLEMI INSOLUTI DELLA CATEGORIA

 L’ennesimo differimento di uno sciopero, peraltro di sole 4 ore, quello del 5 febbraio scorso,  da parte del Ministro dei Trasporti, rappresenta un atto di estrema gravità, e determina una chiara situazione di discriminazione nei confronti delle giuste istanze sollevate dai lavoratori del settore.
 
I motivi che hanno portato gli assistenti di volo Alitalia a proclamare ripetutamente, e inutilmente, lo sciopero, non sono certo basati su motivazioni pretestuose, ma su una serie di inadempienze e violazioni contrattuali evidenti, aggravate da un sistema di relazioni sindacali che vede l’azienda limitare il rapporto con i sindacati ad una mera attività informativa,  solo per comunicare quello che ha deciso di fare, senza contraddittorio, e men che meno negoziazione.
 
Innumerevoli ed irrisolte le tematiche categoriali, quali l’armonizzazione contrattuale e il rispetto degli accordi stipulati, alle quali l’azienda risponde in modo evasivo, procedendo imperterrita su scelte industriali e organizzative che, per i diretti riflessi che hanno sul personale di cabina, richiederebbero quanto meno una adeguata socializzazione con le parti.
 
Ci riferiamo, ad esempio, al ‘progetto Low Fare’, dove sembrerebbe che l’azienda, come per altre decisioni, voglia procedere con soluzioni unilaterali  per la categoria.
 
Il sindacato non ha certo la pretesa di entrare nel merito di politiche industriali, che certo sono prerogative aziendali, ma semplicemente, come è lecito e giusto che sia, gestire gli aspetti organizzativi e le ricadute che tali opzioni industriali hanno sulla categoria.
 
Quello che poi diventa insopportabile è la continua, e non certo imparziale, ingerenza dell’autorità ministeriale, su vertenze che richiederebbero, da parte della pubblica istituzione, magari una funzione di mediazione o lodo, senza così apertamente parteggiare per una sola delle parti in conflitto: e sempre la stessa parte.
 
 
 
 
 
 
 
Il diritto di sciopero nei trasporti, e nel trasporto aereo in particolare, è un diritto oramai sotto custodia da parte di istituzioni che si dimostrano sempre più insofferenti ai diritti di chi lavora. Non basta più osservare in modo certosino le modalità e le limitazioni già ampiamente esistenti nel settore, che di fatto rendono complessa l’effettuazione di una sola ora di sciopero nel trasporto aereo.
 
Perché anche in questo caso, senza neanche chiedersi motivazioni e ragioni, interviene il Ministro con le sue ordinanze di differimento o precettazione.
 
Ci chiediamo a questo punto che strumento hanno oggi i lavoratori del trasporto aereo, e nel nostro caso gli assistenti di volo, per far sentire le proprie ragioni di fronte ad aziende sempre più arroganti e prepotenti.
 
Contratti ed accordi disattesi, là dove esistono contratti o relazioni sindacali, diritti costantemente mortificati, carichi di lavoro sempre più al limite ed oltre i limiti stessi stabiliti per legge, decisioni imposte e mai confrontate o socializzate con le organizzazioni che rappresentano la categoria.
 
Il divario oramai esistente tra le ragioni dell’azienda e quelle dei suoi dipendenti è sempre più accentuato da un atteggiamento governativo che, con la nascita della nuova Alitalia, ha di fatto sotterrato e tacitato la voce e le giuste rivendicazioni delle categorie del settore, e nel nostro caso quella degli assistenti di volo.
 
A questo punto diventa difficile ricomporre un clima che, continuando la prassi del mancato confronto con il sindacato, e la costante cancellazione di qualsiasi tentativo, seppur lecito, di reazione da parte dei lavoratori, rischia inevitabilmente di degenerare, riproponendo, anche nella nuova azienda, le stesse incomprensioni e conflitti che avevano così pesantemente caratterizzato le esperienze passate.
 
 
Roma, 9 febbraio 2010                                   
 
RSA FIT CISL   ANPAV
ALITALIA-AIRONE