Regole per il Lavoro a Tempo Determinato

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Regole per il Lavoro a Tempo Determinato

Il tema che andiamo a trattare è un problema annoso nel nostro settore (rimane, beninteso,  un problema anche inteso in senso più generale): la regolamentazione del lavoro a tempo determinato.

 

Una problematica a volte utilizzata per opportunità di consenso politico e sindacale, ma che non ha ancora visto una vera unità di intenti nell’alleviarla o risolverla.

 

Intendiamo stimolare riflessioni,  sollecitare soluzioni.

 

La regolamentazione del lavoro a tempo, che tratteremo riferendoci ad Alitalia per motivi di opportunità (numero di lavoratori coinvolti) e di portata  del danno arrecato (lavoratori precari da più di sette anni), è diventata  un’ esigenza pressante.

 

Crediamo sia giunta l’ ora di proposte, modifiche, ritarature. Ciò al fine di  ridare motivazioni, speranza e visibilità al futuro di migliaia di precari.

 

         Gestire risorse umane e trascurarne le principale necessità crediamo sia controproducente per le stesse aziende, in quanto questo stato di cose può pesantemente influire sul livello di fidelizzazione del dipendente e sulla qualità della sua prestazione. E ciò è ancora più evidente  in un settore dei servizi fortemente concorrenziale, come è oggi il trasporto aereo,  dove la motivazione e la qualità della prestazione fanno spesso la differenza.    

 

         L’attuale regolamentazione del lavoro a tempo è sicuramente inadeguata, e non riesce ad essere al passo con il mercato del lavoro e le mutazioni in corso. il Protocollo del Welfare, recentemente siglato in materia di stabilizzazione di contratti a tempo, pur  mettendo un freno alle pluristagionalità, rimane ancora generico ed inapplicato.

 

         Alla normativa quadro della materia è necessario che si affianchi una adeguata regolamentazione di dettaglio attraverso la  contrattazione collettiva, che sia in grado di individuare alcune regole chiare e di sicuro riferimento, in una realtà operativa e normativa alquanto complessa.       

 

         L’azienda Alitalia, utilizza due diverse tipologie di contratti per l’assunzione dei colleghi di seguito definiti CTD, indicati come “ex art. 1 ed ex art. 2”.

 

         Il primo dei due contratti, così come previsto per legge, dovrebbe di fatto, obbligare l’azienda ad inserire i colleghi nel computo della forza lavoro annua. Per cui  l’azienda,  possedendo tali dati,  potrebbe, con un minimo di organizzazione,fornire ai colleghi, annualmente, la proiezione dei periodi di impiego per l’anno successivo.

 

         La seconda tipologia di contratto dovrebbe sopperire a quegli aumenti di attività, imprevisti o comunque contingentati, tamponandoli con il lavoro “stagionale” propriamente detto. Anche in questo caso, seppur con un margine di previsione certamente più esiguo, l’azienda potrebbe prevedere le richiamate stagionali in anticipo, in corrispondenza dell’uscita del network.

 

         Sappiamo bene che ciò non avviene e che sulla tipologia di contratti somministrati sono in corso azioni legali volte al riconoscimento di anzianità retroattive, ecc. Abbiamo posto un esempio/problema, ma ce ne sono sicuramente altri che necessitano dell’attenzione del Sindacato.

 

Ciò che vorremmo sottolineare, è che le normative di riferimento si occupano solo in maniera limitata del lavoro a tempo, e rimandano alla contrattazione collettiva eventuali e più particolari specifiche.

 

Tali riferimenti mancano sia sui contratti del PNC del gruppo Alitalia che sui contratti del trasporto aereo italiano, rendendo vaga, ambigua e poco trasparente una normativa che, forse più di altre, avrebbe bisogno di maggiori specifiche.

 

Più regole, più trasparenza.

 

Ciò non per avallare una politica di ‘ufficializzazione’ della precarietà,  perché la priorità resta la stabilizzazione dell’impiego, ma per fornire dei riferimenti certi in un ambito dove l’abuso e la discrezionalità aziendale sono ancora pesanti.

 

In questo specifico documento, vogliamo proporre suggerimenti per introdurre una ragionevole  regolamentazione di tutta quella parte che deve governare nel dettaglio il lavoro a tempo, che la normativa di riferimento rimanda alla contrattazione collettiva e che, di fatto, manca.   

 

         Per iniziare, una serie di spunti. Siamo convinti che:

 

le liste di anzianità annue debbano essere emesse ogni qualvolta l’azienda vada ad assumere (un buon programma informatico con regole chiare e trasparenti risolverebbe il problema);

 

i criteri delle stesse devo essere più trasparenti, complete – prevedendo le casistiche che si sono presentate negli anni –  e non più interpretabili (eventuali possibilità di rinuncia, collocazione di lunghe malattie, ecc) ;

 

le liste vadano restituite agli interessati in tempo reale;

 

i criteri per l’assunzione debbano essere indicati dal CCL e che sia richiamate che assunzioni debbano avvenire per blocchi definiti “omogenei”;

 

accanto all’istituto della lista debba essere introdotto un istituto denominato “meccanismo di richiamata” (che va a definire regole circa: le basi di richiamata, le durate dei contratti, ecc.);

 

la previsione di richiamata vada restituita ai lavoratori significativamente in anticipo – si leggano i riferimenti sul tema fatte sopra -, affidandone il compito ad un ente che si occupi esclusivamente di tali problematiche);

 

sia necessario il potenziamento di un ente ‘sul campo’ che si occupi realmente dei lavoratori CTD, fornendo supporto a 360° (disoccupazione, modulistica, ecc.), e che non limiti il suo lavoro esclusivamente agli aspetti valutativi;

 

vada istituito un assegno che superi il vecchio sistema dell’anticipo diaria (lo stesso va consegnato al momento della firma del contratto, a copertura delle spese che si sosterranno nel primo mese lavorato);

 

l’istituzione di un’unità d’analisi specifica, che lavori all’eliminazione  di eventuali differenze di impiego, di concessioni ferie, non accoglimento di richieste, tra fissi e CTD, non sia più rimandabile.

 

         E’ auspicabile che questi, ed altri contributi, possano essere oggetto di un confronto aperto tra tutte le rappresentanze sindacali della categoria, evitando, su questo spinoso problema, di andare ‘in ordine sparso’.

 

         Proponiamo quindi di stabilire insieme alcune regole da proporre, in uno specifico incontro, alle aziende, convinti che un lavoro congiunto sul tema porterà sicuramente al superamento di gravi lacune regolamentari, e sarà di supporto alle normative generali del  lavoro a tempo.

 

            La partecipazione, anche propositiva dei colleghi CTD, sarà determinante per l’affermazione di regole di garanzia, in un settore, quello del lavoro precario, in preoccupante crescita nel mondo del lavoro, e in quello del trasporto aereo nello specifico.

 

 

Roma, 10  marzo  2008                    

 

 

RSA ANPAV