CAUSA PART-TIME: UN’ INUTILE POLEMICA

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CAUSA PART-TIME: UN’ INUTILE POLEMICA

CAUSA PART-TIME: UN’ INUTILE POLEMICA
 
Abbiamo avuto notizia di una informativa della ‘struttura Avia’, molto polemica, nei confronti di un nostro volantino che annunciava l’ennesimo ricorso accolto, in una vertenza Part-Time a favore di una nostra associata.
 
Lo scopo è essenzialmente quello di sminuire un risultato non loro, abituati come sono ad egemonizzare le vertenze legali, sui cui esiti fanno costantemente calare una ‘nebbia fitta’.
 
Comunque, giusto per l’esattezza, non abbiamo mai sostenuto che tali vertenze servissero ad incrementare l’ammontare pensionistico, ma solo a consentire il raggiungimento del requisito pensionistico al lordo dei periodi di Part Time, come avviene per tutti gli altri lavoratori, senza quindi ingiusti dilazionamenti dei tempi di maturazione del requisito pensionistico.
 
Basti pensare solo al beneficio per quei colleghi in Cigs che, con il riconoscimento della continuità contributiva durante i periodi di Part Time, raggiungono i requisiti pensionistici nel periodo di copertura della Cigs.
Oppure ai tanti che, sempre grazie al riconoscimento del conteggio, durante il Part Time, hanno colmato ‘buchi previdenziali’ che ne avrebbero ritardato l’accesso alla pensione in modo consistente.
Senza contare il caso, citato dalla stessa ‘struttura Avia’, di quella collega che, grazie alla vittoria legale, è riuscita ad aumentare la sua anzianità previdenziale, raggiungendo i 18 anni di anzianità Inps alla data del 31/12/95, trasformando il riferimento di calcolo della sua situazione pensionistica da sistema Misto a Retributivo Puro, con evidenti vantaggi economici nella determinazione della pensione.
Lo sappiamo bene, e mai l’abbiamo sostenuto, che l’accoglimento del ricorso sul Part Time non significa un aumento dell’ammontare economico pensionistico, e che l’obiettivo dichiarato è quello di consentire ai colleghi che hanno usufruito di Part Time in passato di non essere discriminati, rispetto agli altri lavoratori, nelle loro aspettative di maturazione pensionistica.
 
A tal fine riportiamo lo stralcio di alcuni ricorsi accolti, dai quali si deduce il vantaggio per i lavoratori ricorrenti:
“ …il Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma …..accerta e dichiara il diritto del ricorrente al riconoscimento dell’anzianità contributiva di n. 52 settimane annue per i periodi di part-time lavorati a partire dal 2004…..”.
“ il Tribunale condanna l’INPS a riconoscere alla parte ricorrente l’anzianità contributiva pari a 52 settimane anche per i periodi in cui il rapporto s’è svolto in part time verticale nel 1995 e nel 1996.”
“ il Tribunale condanna l’INPS a riconoscere al ricorrente una anzianità contributiva pari a 52 settimane anche per il periodo di part time verticale dal 1995 al 2000.”
“ …la ricorrente ha diritto a che vengano considerate utili ai fini del suo diritto a pensione tutte le settimane dei periodi dicembre1997/dicembre 1999 e da novembre 2005 ad oggi, durante i quali ha lavorato in part time verticale…..tale giudizio è in grado di determinare in modo inoppugnabile la consistenza della sua posizione contributiva in relazione ai periodi dedotti in giudizio, destinati a divenire rilevanti quando la ricorrente chiederà di accedere a pensione.”
 
C’è poco da aggiungere a quanto scritte nelle sentenze.
 
Si tratta quindi di una polemica sterile, frutto di presunzione e saccenza, da parte di ‘presunti super esperti’ che mal tollerano che qualche altra sigla raggiunga, con impegno e umiltà, risultati a favore della categoria.
 
Ci aspetteremmo, piuttosto, analoga chiarezza anche da parte di chi enfatizza continue vertenze legali, e che vantando costantemente così tanti iscritti ogni tanto riuscisse anche a raggiungere qualche risultato per ‘via sindacale’, invece che incentrare il tutto negli studi legali e nelle ‘scartoffie’ dei tribunali.
 
Roma, 9 dicembre 2009                         
 
La struttura Anpav